Il rock in Mongolia, custode della tradizione nomade
Cavalli al galoppo su steppe infinite, lo scontro di armi in battaglia e le litanie cantate intorno al fuoco prima di addormentarsi. La Mongolia è intrisa di suoni: anche ciò che a prima vista sembrerebbe silenzio, e la musica vi riveste un ruolo importante. Basti pensare al Morin Khuur ossia lo strumento nazionale mongolo onnipresente ovunque ci sia una celebrazione. Il Morin Khuur è uno strumento a corde che ricorda il cavallo – simbolo indissolubile della cultura mongola – sia nella forma che nel suono. La musica, rock incluso, ha accompagnato la storia di questo splendido paese.
Come avvenuto anche altrove, il rock è stato un elemento di resistenza all’autoritarismo del potere. Cui Jian in Cina, Vladimir Vissotsky in Unione Sovietica, Billy Bragg in Gran Bretagna sono cantanti accomunati dal canto di protesta nelle sue varie forme, ma la lista potrebbe essere infinita. Al momento dell’indipendenza e della fine della Repubblica Popolare, la Mongolia ha visto nella musica e nel rock un forte strumento di liberazione, tanto che ancora oggi a Ulaanbaatar esiste un monumento dedicato ai Beatles. Oggi è in corso un recupero della tradizione attraverso la musica.
Rock e identità
Tra gli aspetti più interessanti della musica mongola odierna vi è il fiorire di gruppi folk con sonorità rock e metal che raccontano del passato di questo popolo. I suoni forti e il tradizionale canto bitonale ben si prestano a un’epica guerriera. La potenza di questo connubio ha dato vita a un fenomeno unico, che trascende i confini nazionali arrivando ad avere seguito anche in Europa. Secondo Jack Weatherford, autore di diverse opere sulla tecnica e la civiltà mongola, il popolo mongolo ha sempre attinto dal resto del mondo: oggi attinge a case discografiche e studi di registrazione.
Altan Urag
In principio furono loro. I pionieri della sperimentazione tra rock e tradizione folk, attivi sin dal lontano 2002. Gli Altan Urag spaziano dal prog alla world music, fondendo sonorità moderne e strumenti tradizionali. Molto probabilmente questa band dalla formazione numerosa è il punto di partenza obbligato per chiunque si avvicini alla musica rock in Mongolia. Le canzoni degli Altan Urag, inoltre, compaiono in film come Khadak, Mongol o nella serie Netflix Marco Polo.
The Hu
Viriamo adesso per un sound dal timbro più metal. Fondatori dell’Hunnu Rock, gioco di parole che richiama gli Unni e, per estensione, la confederazione degli Xiongnu, gli Hu sono attivi dal 2016. Questo gruppo deve molto del suo successo a YouTube, dove brani come YuveYuveYu o Wolf Totem, hanno riscosso un successo enorme, tanto far meritare ai membri della band l’Ordine di Chinggis Khan, in Occidente noto come Gengis Khan, la massima onorificenza della Mongolia, per la diffusione della cultura mongola.
Nine Treasures
Se gli Hu hanno spopolato online, i Nine Treasures hanno fatto il pieno nei festival europei. Fondata nel 2010, questa band proveniente dalla provincia cinese della Mongolia interna, è considerata una delle punte di diamante del panorama musicale in lingua mongola. Il fatto che vengano dalla Cina permette di capire come la cultura mongola vada oltre i confini della Mongolia, eredità del passato in una zona da sempre luogo di incontro e scontro tra popolazioni nomadi e sedentarie.
Ethnic Zorigoo
Siamo ora di fronte al progetto musicale di Zorigoo Battsooj, poliedrico musicista specializzato nel canto gutturale e nell’utilizzo di strumenti tradizionali mongoli. La valorizzazione della cultura mongola attraverso la musica contemporanea, ha portato Zorigoo a cimentarsi anche nel rap e nella produzione di testi legati al passato della Mongolia. Ethnic Zorigoo è molto attivo online, dove compaiono diverse collaborazioni con musicisti che si occupano di musica tradizionale mongola.
Hanggai
Spostiamoci, infine, nuovamente nella Mongolia interna cinese, per fare conoscenza con una band fondata nel 2004 nella capitale cinese e composta sia da musicisti di etnia mongola che di etnia han. Gli Hanggai dicono di ispirarsi a band come Sex Pistols, Nirvana, Pink Floyd, Radiohead e Rage Against The Machine ma il loro stile resta unico, spaziando dal rock al punk sino al jazz fusion, profondamente legato alla cultura nomade, canto gutturale nelle forme Xoomii e hoomei incluso.
In un paese che ha attraversato imperi, socialismo e ora affronta la globalizzazione, il rock è oggi uno strumento per dire chi sono i mongoli oggi: moderni, connessi al mondo, ma ancora profondamente legati a una cultura nomade che non vive nei musei, bensì nelle voci, nei testi e nei suoni. Finché qualcuno continuerà a cantare la steppa, anche su un palco metal o su YouTube, l’identità mongola non sarà mai qualcosa di passato. Chinggis Khan è ancora tra noi, e poga sotto a un palco!
Fonte immagine: The Guardian