Venezia e i Mongoli: commercio e diplomazia sulla Via della seta
L’oggetto della storia è, per natura, l’uomo. O meglio: gli uomini. Una frase, quella di Marc Bloch, che ben si adatta a Venezia e i mongoli, opera edita da Viella scritta da due grandi specialisti della Via della seta e di ciò che le ruota attorno come Nicola Di Cosmo e Lorenzo Pubblici. Dalle pagine di questo libro emerge infatti un vivido affresco della varia umanità che percorreva le rotte della Via della Seta. Nonostante il libro sia dedicato a commerci e diplomazia di Venezia nell’area attorno al Mar Nero, sullo sfondo si muovono le vicende personali dei mercanti veneziani e genovesi.
Le colonie del Mar Nero
L’area geografica presa in considerazione dagli autori, è quella che va da Costantinopoli fino al Mar d’Azov, con particolare attenzione per le colonie italiane sul Mar Nero. In questo momento storico in questa parte del mondo dire italiane significa dire genovesi e veneziane, ossia proprie delle repubbliche marinare in lotta per la supremazia sui mari. Caffa e ancor più Tana, erano gli ultimi avamposti del mondo occidentale, lontane porte d’accesso a quell’oriente mongolo che i mercanti affrontavano sfidando l’ignoto e basandosi sulle esperienze di chi li aveva preceduti.
Non è un caso che i mercanti veneziani si siano spinti fino alle propaggini più distanti del Mar Nero. Era un nodo commerciale fondamentale, punto d’incontro tra le rotte della Via della Seta e quelle che scendevano dal nord. Da qui si potevano raggiungere Samarcanda e Buchara, oppure Trebisonda e la Persia. Sulla via del ritorno, invece, si passava per Costantinopoli e il Mar Egeo prima di rientrare a Venezia. I due autori compiono un lavoro magistrale nel descrivere queste rotte e le merci che vi transitavano, indicando anche tasse e restrizioni a cui le merci erano soggette.
Il potere della diplomazia
Venezia e i mongoli è anche un libro di ampio respiro, affrontando le relazioni di tutte le potenze dell’epoca impegnate in questo scacchiere internazionale. Di fronte a Venezia e Genova, in lotta tra loro ma disposte ad accordarsi nell’emergenza, si stagliano i khanati mongoli eredi di quello che fu l’impero di Gengis Khan. Gli autori seguono l’andamento mutevole delle vicende diplomatiche, da cui dipendeva il libero passaggio delle merci, messe in discussione ad ogni cambiamento politico. Venezia, più di Genova, usò la diplomazia come strumento a difesa dei mercanti nelle colonie.
Le colonie veneziane erano più legate alla madrepatria, mentre quelle genovesi avevano una tendenza più forte all’autonomia da Genova. Una differenza di non poco conto che plasmerà le vicende di questi luoghi di frontiera. Uno degli aspetti che emerge dalle pagine di Venezia e i mongoli è una sorta di sfasamento tra economia e politica, con i governanti che disfano quello che i mercanti tessono. Leggendo questo libro davvero interessante, non sono rari i casi in cui il potere di turno sconvolge la vita dei commercianti nelle colonie, una lezione su cui riflettere ancora oggi.
Il mito mongolo
Forse, la vera sorpresa di questo libro è scoprire un lato della cultura mongola che non ci si aspetterebbe: la volontà di commerciare. Se è ormai assodato che la pax mongolica fu un periodo favorevole per la Via della Seta, questo libro aggiunge un dato sorprendente: i sovrani mongoli mostrarono una notevole apertura verso il commercio . Favorivano la presenza di mercanti stranieri garantendo sicurezza personale, tutele legali e condizioni fiscali vantaggiose. Una strategia ben più moderna di quanto ci si aspetterebbe. Non tutto il potere viene per nuocere, verrebbe da dire.
In conclusione, un libro che non dovrebbe mancare nelle librerie degli amanti della Via della Seta.
Fonte immagine: Wikicommon
