La Via della seta tra informazione e narrazione

Recentemente, ho avuto l’onore di essere invitato a Venezia, presso la Scuola Grande di San Marco, per inaugurare l’edizione 2024 del Festival della Salute. Preparandomi per questo importante evento, mi sono imbattuto in un libro, non molto corposo, che mi ha fatto molto riflettere. Questo libro, il cui titolo è La crisi della narrazione è stato scritto dal filosofo coreano Byung-chul Han che affronta il tema del rapporto tra informazione e narrazione nella nostra società. La narrazione non deve per forza essere vera o falsa, l’importante è che crei un senso di comunità. Come una storia raccontata attorno al fuoco.

Il Milione

Trovandomi a Venezia e per di più nell’anno che segna i settecento anni dalla scomparsa del grande viaggiatore, non ho potuto esimermi dall’iniziare da lì il mio intervento, proprio da Marco Polo. Da sempre mi chiedo cosa renda il Milione così letto e famoso ancora oggi, come un’illuminazione la risposta mi è arrivata dal nostro filosofo coreano, che però insegna in Germania. L’opera di Marco Polo è un perfetto esempio di equilibrio tra narrazione ed informazione, risultando in questo un vero e proprio anticipo di modernità. Noi sentiamo vicino il Milione perché ci riconosciamo qualcosa.

La creazione di questo libro è stato un miracolo del caso, da un lato un mercante figlio e nipote di mercanti, dall’altro uno scrittore di poemi cavallereschi. Difficile immaginare due personalità più diverse a comporre un’opera. “Qui vendono pepe, cinquecento picul a libbra”, “Ok Marco, mettiamoci che la città è bella e le case hanno tetti d’oro”. La mia è pura immaginazione, ma è indubitabile che i due hanno saputo dosare l’informazione, che fine a sé stessa si dimentica presto e la narrazione non per forza vera ma con la forza di creare un immaginario. Come appunt la Via della seta.

Cosmo e microcosmo

Inutile ripetere per l’ennesima volta che la Via della seta è la narrazione nata nel 1877 per opera di un geografo tedesco. Quello che conta è che ancora oggi per noi è più facile immaginarla come un’infinita carovana di cammelli, piuttosto come un’intricata ragnatela di rotte commerciali quale era veramente. Le informazioni le abbiamo, ma preferiamo le narrazioni. Tornando al nostro Festival, che ha avuto l’ardire di invitare me come primo ospite, il tema come detto era quello della salute ed ecco allora una bella occasione per raccontare un po’ di differenza tra occidente e oriente.

In oriente, genericamente parlando, la salute è il segno di un equilibrio nell’universo, tra l’uomo e la natura che lo circonda. Esemplare il caso del re lebbroso di cui ho scritto per gli amici di ICOO, dove il problema non era la lebbra del sovrano ma capire dove si era rotto l’equilibrio. Abbiamo poi parlato di sciamani, di alberi della vita e dell’importanza dei riti dell’imperatore in Cina. L’oriente pullula di narrazioni, non avendo avuto una rivoluzione scientifica che l’ha soppiantata con le informazioni. Da qui un mondo in cui gli spiriti e le anime hanno ancora oggi spazio nella vita quotidiana.

Narrare per vivere

Sulla via della seta sono passate malattie e medicine, idee ed eserciti ma soprattutto sono passate religioni. Sono proprio queste le narrazioni indispensabili, che danno un senso all’esistenza. Abbiamo scoperto che Islam e Cristianesimo, hanno in comune l’avere dato spazio alle informazioni contro le narrazioni, fornendo un mondo ordinato e gerarchizzato da analizzare razionalmente. Oggi sembra esserci sempre più bisogno di narrazione, non di verità. Che siano le elezioni del presidente degli Stati Uniti oppure la costruzione di una nuova Via della seta, quello che sta emergendo è il forte bisogno di un recupero del potere del mito, poco importa se sia basato su fatti reali o meno.

Ringrazio vivamente per l’opportunità avuta la Scuola Grande di San Marco

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