Turismo in Balucistan, un punto di non ritorno?
Il Pakistan ormai da diversi anni è puntualmente inserito nelle liste delle mete emergenti, che ogni anno vengono pubblicate dalle riviste di viaggio. Sempre più persone, in effetti, guardano a questo paese come un luogo dove sfuggire al turismo di massa che sembra essere diventato un vero problema un po’ ovunque. All’interno del Pakistan, già di per sé poco conosciuto, una zona ancora remota e poco esplorata dai viaggiatori internazionali è il Balucistan, ma lo è non senza ragioni. Il Balucistan è infatti una regione turbolenta, dove viaggiare può diventare anche molto pericoloso.
Il Balucistan
Incuneata tra i confini di paesi non semplici come Iran e Afghanistan, la più grande provincia del Pakistan ha una posizione geografica strategica. Si trova infatti a essere una cerniera tra Asia Meridionale, Asia Centrale e Medio Oriente, rivelandosi così un crocevia di interessi politici, economici e militari. L’essere crocevia di mondi, influenza anche il panorama etnico del Balucistan, dove a un maggioranza di baluci, si affiancano diverse altre etnie come i pashtun, i dravidici brahui e ancora sindi, punjabi e persiani. Insomma il Balucistan è un vero e proprio caleidoscopio.
Dal punto di vista del turismo il Balucistan, offre luoghi di incomparabile bellezza come il Parco Nazionale di Ingol, il più grande di tutto il paese, le dune del deserto Nushi e il leggendario Passo Bolan che conduce alle fertili pianure dell’Indo. Altra meta sempre più apprezzata è la costa del Makran, selvaggia e incontaminata, che si affaccia sul Mar Arabico. Scogliere spettacolari, spiagge remote e il porto di Gwadar. Questo nome forse a qualcuno può sembrare familiare, si tratta infatti dell’oggetto di un enorme piano d’investimento cinese nel settore dei commerci marittimi.
Una provincia sotto assedio
Per visitare il Balucistan servono documenti appositi. Oltre al visto pakistano, ovviamente, serve anche un’autorizzazione chiamata NOC (No Objetcion Certificate) rilasciata dal Ministero degli Interni del Pakistan. Una volta arrivati nelle città della provincia, la principale delle quali è Quetta, bisogna registrarsi presso gli uffici della polizia locale. In certe aeree, ad esempio entrando in Balucistan dell’Iran, la stessa polizia scorterà i viaggiatori per motivi di sicurezza. Viaggiare da soli potrebbe risultare molto pericoloso e sfociare addirittura nella possibilità di essere sequestrati.
Il Balucistan è percorso da fortissime spinte autonomiste, duramente represse dal governo centrale. Oltre a ragioni storiche, lo scontro in Balucistan, tra gli autonomisti e le autorità di Islamabad, è dovuta anche alla volontà di controllare le risorse naturale di cui il territorio è ricco. Viaggiando in Balucistan, la presenza delle forze armate e dei servizi di sicurezza pakistani, apparirà da subito molto forte. Anche per contrastare queste dinamiche, il governo pakistano sta cercando, con oggettive difficoltà, di promuovere il Balucistan come meta turistica sia culturale che naturalistica
Il turismo come arma
Quest’ultimo punto fa molto riflettere, il Pakistan non è infatti il primo caso in cui viene promossa come destinazione turistica una zona cosiddetta calda. Lo stesso è avvenuto in Cina nella regione autonoma del Xinjiang. Se da un lato promuovere aree di tensione serve a dare maggiori fonti di reddito alle popolazioni locali, dall’altro serve a normalizzarne l’immagine internazionale. Il rischio è quello di ottenere l’effetto opposto, ossia di esacerbare i conflitti sotto i riflettori del palcoscenico internazionale in nome della visibilità, proprio il rischio che sta correndo il Balucistan
Fonte immagini: Wikicommons

