Tamerlano, l’ultimo imperatore delle steppe

Le steppe dell’Asia Centrale, distesa infinita tra Europa ed Asia, sono terra ricca di leggende, dove le cronache si tingono di mistero e la realtà si fa sfuggente. Dalle nebbie storiche di questo immenso continete di tanto in tanto emergono figure che sembrano sbucate direttamente dagli abissi, basti citare Attila oppure Gengis Khan. L’ultimo di questi personaggi, temuti come fossero esseri soprannaturali, è stato Tamerlano o più propriamente Timur Lang. Una personalità complessa, che Michele Bernardini ci aiuta a scoprire con il suo Tamerlano. Il conquistatore delle steppe, edito per i tipi di Salerno Editrice.

L’uomo

Timur lo zoppo, questa la traduzione di Timur Lang, è ancora oggi una dei personaggi più controversi della storia centro asiatica. Discendente da una famiglia della piccola nobiltà mongola poi turchizzata, secondo storici come Grousset fu l’opposto dei mongoli, nomadi civilizzatisi dopo l’incontro con il buddhismo oppure il cristianesimo. Secondo il grande storico francese Tamerlano fu una persona civile trasformata dal fanatismo e dal nazionalismo. La fama del condottiero uzbeko è infatti quella di un implacabile capo militare sempre in marcia,con la sua scia di sangue e morte.

Figlio di un mondo raffinato e feroce, Tamerlano era uomo guidato da una sola grande passione: quella per Samarcanda. Forse un illuso, guidato dalla sua idea di fare della celebre città uzbeka la capitale dell’Asia. Appassionato di scacchi e sterminatore di popoli, Tamerlano seppe riunire popoli diversi e farne lo strumento del suo sogno imperialistico. Temuto e venerato, Timur Lang entrò di diritto nel repertorio dei cantastorie dell’Asia Centrale, nel momento in cui la dominazione mongola era in fase di decadenza. Il momento giusto perché un condottiero potesse emergere dalle steppe.

Il progetto

Tamerlano erano mosso fondamentalmente da due ispirazioni, difendere Samarcanda ed uno spirito imperialistico senza freni. L’Iran, l’India, il mondo russo dell’Orda d’oro e le colonie italiane sul Mar Nero, come quella genovese di Tana, per quarant’anni Tamerlano visse combattendo. Tuttavia il protagonista della biografia di Bernardini conobbe anche sconfitte, terrena quella contro gli abitanti dell’odierna Georgia e meno terrera quella contro la morte che lo colse mentre si apprestava ad attaccare la Cina dei Ming, rea con il suo isolamento di non fare gli interessi di Samarcanda.

Con Tamerlano abbiamo anche l’eterno scontro tra i turco-mongoli e le popolazioni di stirpe indoeuropea. Qualcuno fa di Tamerlano un campione della fede che difese e propagò l’islam. Nonostante la presa di Smirne, allora in possesso dei Cavalieri di Rodi, Tamerlano non fu animato da uno spirito religioso, moltissimi dei territori da lui conquistati erano musulmani, si ritiene inoltre che lui stesso non avesse una fede molto ortodossa. Come detto, la sua unica fede era nella sua capitale: Samarcanda. Un personaggio, quindi, le cui azioni furono difficilmente inquadrabili.

L’eredità

Non è facile dire cosa resti di Tamerlano, la cui figura è comunque onnipresente ancora oggi in Uzbekistan, soprattutto nella “sua” Samarcanda. La splendida città che oggi possiamo ammirare è forse il suo più grande lascito, al tempo stesso distruttore ed amante dell’arte. Con Tamerlano le grandi invasioni nomadi arrivarono al loro culmine, dice la leggenda che la sua bara fluttui per l’eternità sulle steppe dell’Asia Centrale perché né il cielo né la terra vogliono accogliere le ossa di colui che tentò l’ardua impresa di unire la civiltà nomade con quella dei popoli sedentari.

Foto immagine: snl.no

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Un commento

  1. Da bambino avevo un libro che si intitolava “I grandi della Storia”. Tra quei personaggi vi era anche un certo Tamerlano che io non avevo mai sentito neppure nominare 🙂

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