Asia Criminale, il lato oscuro del paradiso
Quando si parla di Asia, il pensiero corre subito a spiagge idilliache, templi mozzafiato e popolazioni eternamente sorridenti. Questo stereotipo dell’Asia è proprio ciò che viene smontato da Asia Criminale, libro davvero molto interessante scritto da due vecchie volpi di questo magico continente: Emanuele Giordana e Massimo Morello. Ciò che emerge è un’Asia sempre più al centro di traffici illegali e sfide geopolitiche, un tema che avevamo già affrontato a proposito dell’Asia Centrale. Dietro al sorriso imbarazzato delle popolazioni locali, si nascondono storie drammatiche.
Birmania senza pace
Tra le questioni più affrontate c’è sicuramente quella birmana. Un paese stupendo e commovente sprofondato in un vortice di violenza a cui, come se non bastasse, si aggiungono catastrofi nucleari. In Birmania attività illecite e lotte indipendentiste sono ormai talmente legate, da non vederne più i confini. Si combatte per difendere i proventi del narcotraffico oppure i proventi del narcotraffico servono per continuare a combattere? Rispondere non è semplice. Le coltivazioni d’oppio del Triangolo d’oro sono oggi più produttive che mai, con la connivenza di una parte delle autorità locali.
Un fenomeno su cui gli autori fanno luce è quello detto delle scam city, ossia vere e propri lager in cui vittime della tratta di esseri umani, sono obbligate a mettere in pratica truffe online. Questi schiavi moderni sono attratti da annunci di lavoro ingannevoli, oppure sono direttamente rapiti e messi al lavoro. Tra i più colpiti da questa inedita attività illecita è la popolazione cinese, tanto da avere messo in allarme il governo di Pechino. La Birmania che emerge da Asia criminale, è un paese intrappolato tra lotte intestine e interessi geopolitici. Difficile prevedere cosa accadrà in futuro.
Malacca, il collo di bottiglia
Se si vuole parlare di geopolitica, un luogo cruciale a cui prestare attenzione è lo Stretto di Malacca, tra la penisola malese e l’isola di Sumatra. Questo stretto passaggio è fonte di grandi preoccupazioni per la Cina, una sua chiusura significherebbe un durissimo colpo economico al trasporto delle merci cinesi in transito tra il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano. Malacca è l’occasione per gli autori di affrontare un tema che può sembrare desueto ma non lo è: la pirateria. La pirateria è una costante nella storia asiatica e ancora oggi rappresenta una minaccia per l’economia mondiale.
Diventa quindi comprensibile il fatto che dal XVII secolo si stia pensando di scavare un canale che tagli l’istmo di Kra, in Thailandia, offrendo una possibile alternativa allo Stretto di Malacca. Oggi questo progetto è ripreso dalla Cina, quasi a simboleggiare una caratteristica molto asiatica, ossia la convivenza di antico e moderno e un corso del tempo che si faticherebbe a definire lineare. A breve distanza da Malacca troviamo poi Singapore, un vero hub di qualunque traffico possa essere immaginato. Senza dimenticare le innumerevoli contese territoriali marittime ancora non risolte.
Una matassa da sbrogliare
L’esperienza sul campo degli autori di Asia criminale, rende questo libro una fonte inesauribile di aneddoti e spunti di riflessione. Soldati nazionalisti del Kuomintang, minoranze etniche e cyber crimini, senza che se ne vedano precisamente i confini. Per capire l’Asia, o almeno provare a farlo, bisogna dedicarsi alle sfumature. Un continente sempre più simbolo della complessità a cui la globalizzazione costringe le realtà locali, in cui locale e globale faticano a restare distinti. Un libro che merita di essere letto, anche solo per ricordarsi che non esiste nessun paradiso che non abbia anche un volto oscuro.
Fonte immagine: snl.no
