Kampung Baru e sullo sfondo le Petronas

Kampung Baru, il villaggio ribelle di Kuala Lumpur

Tra i simboli di Kuala Lumpur ci sono sicuramente le Petronas, modernissimi grattacieli che la sera si trasformano in razzi spaziali puntati verso il futuro. Non tutti sanno che a breve distanza, si trova il villaggio di Kampung Baru, letteralmente villaggio nuovo, dove il tempo sembra essersi fermato. Kampung Baru è un tipico villaggio malese che, visto dall’iconico Saloma Bridge, appare come un’oasi di tradizione nel cuore della capitale malese. La storia che si cela dietro questo suggestivo villaggio urbano, racconta molto delle vicende attraverso cui è passata la stessa Federazione della Malaysia.

L’origine di Kampung Baru

Quando presente nei tour dedicati alla scoperta di Kuala Lumpur, Kampung Baru è una tappa gastronomica imperdibile grazie ai numerosi ristoranti di cucina malese. Jalan Raja Muda Musa, una delle principali vie d’ingresso a Kampung Baru, la sera è affollata di turisti e di abitanti locali ma questo è solo uno degli aspetti più luccicanti di questo villaggio. La sua fondazione risale al 1899, al tempo del governo coloniale britannico. Questi chiese, infatti, al sultano di Selangor di dislocare dei contadini in prossimità di Kuala Lumpur, così da poterla rifornire più facilmente di derrate.

Saloma Bridge di notte

Per incentivare l’esodo, il sultano promise ai contadini che al nuovo villaggio sarebbe stata garantita la conservazione delle tradizioni malesi. Promessa suggellata dal “Rules for the occupation and management of the Malay Agricultural Settlement” (MAS) del 1900, che di fatto rendeva Kampung Baru autonomo da Kuala Lumpur. La particolarità legislativa del villaggio venne ribadita nel 1950 con il “Malay Agricultural Settlement”. In realtà la maggior parte dei primi abitanti di Kampung Buru, scelsero presto di lavorare nella crescente e più redditizia industria estrattiva dello stagno.

La rivolta nazionalista

A rendere Kampung Baru un simbolo della comunità malay è anche uno dei principali fatti di sangue della storia della Malaysia, vale a dire il cosiddetto Incidente del 13 maggio 1969. Per la Federazione Malese si trattava di un periodo politicamente complicato: quella che venne definita “emergenza”, di fatto una guerra civile contro il partito comunista, era terminata da meno di dieci anni. Ancora più recente, 1965, era l’espulsione di Singapore dalla federazione. Quando il 10 maggio 1969 si tenne una nuova tornata elettorale, le tensioni del paese erano pronte ad esplodere.

Ingresso da Jalan Raja Muda Musa

Alla chiusura delle urne il partito al potere sin dall’indipendenza, al cui interno convivevano le varie etnie del paese (malay, cinese e indiana) si vide sconfitto dai partiti di opposizione a forte componente cinese. La sfilata dei vincitori, appunto il 13 maggio, per le strade di Kampung Baru suscitò un’ondata di violente reazioni che portarono a violenti scontri in cui morirono circa duecento persone, perlopiù di etnia cinese. In seguito non si ripeterono più episodi di questo tenore, ma la convivenza etnica a Kuala Lumpur (e in tutta la Malesia) resta un tema complesso.

Kampung Baru oggi

Oggi, per via della sua posizione, i terreni di Kampung Baru valgono quasi due miliardi di dollari. Nel 1974, il villaggio venne dal punto di vista legislativo integrato nel territorio federale, con una doppia giurisdizione che ne complica lo status. Da decenni esistono programmi che prevedono il rinnovamento e la riqualificazione della zona, contro i quali c’è una forte opposizione della comunità locale. La paura è che l’ombra della speculazione edilizia si allunghi sulle tipiche case e sulle palme da cocco, i frangipani, le bouganville, le piante di banana e di papaya di Kampung Baru.

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