Afghanistan, una storia politica e culturale
Afghanistan una storia politica e culturale di Thomas Barfield è uno di quei libri che possono essere definiti illuminanti. Barfield è antropologo, non a caso infatti il protagonista del libro è il popolo afghano. Al centro del libro ci sono infatti le vicende sociali di questo paese da sempre periferia degli imperi. Un paese dalle dinamiche molto complesse e che troppo spesso viene affrontato in un modo superficiale, senza venire del tutto capito.
Linee di faglia
Una delle caratteristiche di Barfield, che l’Afghanistan lo conosce bene, è quello di rilevare le linee di frattura che attraversano la realtà afghana. L’appartenenza etnica non è l’unico elemento che divide la popolazione, altrimenti non si spiegherebbe perché l’Afghanistan esista ancora. Ad unire gli afghani sono in realtà gli interessi comuni, come un nemico contro cui combattere, non a caso il paese è stato definito “la tomba degli imperi”.
Per via della sua posizione geografica, gli afghani hanno sempre dovuto trovare il modo di sopravvivere in una terra di frontiera. Ne conseguono interessantissime dinamiche per quanto riguarda le legittimazione al potere, visto quasi come un fastidio necessario da cui stare lontani. L’autore illustra molto bene il rapporto tra le singole etnie ed il governante di turno, un rapporto che per secoli è stato di reciproco interesse.
Il peccato originale
L’imperialismo inglese, che in Afghanistan ha subito sonore sconfitte, di fatto rientra nel filone delle potenze imperiali sul suolo afghano che prima o poi hanno dovuto lasciare il paese. Molto più radicale il tentativo di trasformazione del paese messo in atto dai comunisti locali nel corso del XX secolo. La modernità forzata ha di fatto scardinato l’equilibrio su cui si fondava la politica afghana, scardinando i rapporti tra centro e periferia.
In un modo diviso in due dalla Guerra fredda l’Afghanistan si è trovato al centro di molteplici interessi, inondato di denaro e manovrato da paesi stranieri. Il XX secolo ha letteralmente trasformato il paese. La resistenza all’invasione sovietica, in particolare, ha dato alla religione un ruolo mai avuto prima. Non si possono capire i talebani senza capire il mito della lotta contro l’infedele russo. Talebani, che vale la pena ricordarlo, sono stati il mezzo tramite cui il Pakistan ha tentato di controllare la politica afghana.
Quale futuro
Il protagonista del libro, come detto, dovrebbe essere il popolo afghano anche se a volte questo sembra essere un convitato di pietra. Un popolo a tratti disinteressato di chi sia il governante di turno, ma la cui presenza non può essere ignorata. Un popolo che vive una vita parallela, dove il potere locale appare a tratti del tutto slegato da Kabul. Un popolo che chiede solo pace e sicurezza, proprio quello che anche i talebani hanno promesso di portare.
L’Afghanistan ha poi dovuto fare i conti con un caotico ritiro americano, che ha di fatto permesso il ritorno al potere dei talebani abili a sfruttare una situazione di vuoto di potere. Dalle pagine di questo libro emerge un Afghanistan lontano dagli stereotipi, un paese che merita di essere conosciuto e le cui vicende fanno riflettere. L’Afghanistan è un luogo dove le certezze si infrangono, come gli imperi si sono infranti conto la resistenza degli afghani.
Fonte immagine: picryl.com

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