Nel nord della Mongolia, dove il tempo sembra fermarsi
Parlare di nord della Mongolia è già di per sé un’impresa difficile, forse in nessun luogo al mondo come in Mongolia i confini sembrano non avere senso. Chiunque abbia spinto lo sguardo all’orizzonte dall’alto delle flaming cliffs nei dintorni di Bajanzag, nel sud del paese, sa che in Mongolia a dominare è la natura, non certo l’uomo. La parte nord della Mongolia, tuttavia, si distingue per un ambiente naturale diverso dal resto del paese. Siamo infatti nel regno delle foreste, tratto meridionale della taiga siberiana, scopriamo cosa nasconde questo angolo di Mongolia.
Gli uomini renna
Uno dei motivi che spinge ogni anno, quando il clima mongolo lo permette, molti viaggiatori verso il confine tra Mongolia e Russia, è l’incontro con gli Tsaatan, una popolazione semi nomade di allvevatori di renne. Nonostante sian poco numerosa, qualche decina di famiglie, la sua attività principale ha resto famosa questa popolazione. Un tempo abitanti della repubblica federale russa di Tuva, oggi gli tsaatan sono, insieme ai kazaki dell’ovest, una minoranza etnica della Mongolia. Gli Tsaatan sono infatti di origine turca, il che li differenzia dal resto della popolazione mongola.
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Gli Tsaatan, inoltre non utilizzano le tradizionali gher mongole, ma vivono in yurte fatte di corteccia di betulla, in luoghi raggiungibili perlopiù soltanto a cavallo. La modernità non è arrivata da molto in questa remota parte di Mongolia, il che ha mantenuto molto vive le tradizioni degli Tsaatan, tra cui lo sciamanesimo. Una caratteristica che li accomuna ai meno noti Darkhad, popolazione mongola anch’essa abitante nel nord del paese. L’apertura al mondo degli Tsaatan ha significato possibilità di sviluppo attraverso il turismo, anche grazie alla loro calorosa ospitalità.
La natura del nord
Nell’incredibile mosaico naturalistico che è la Mongolia, il nord aggiunge un tassello alla biodiversità. Questa regione, come detto, è un’appendice della taiga siberiana. Ricoperta dalla foresta, ospita centinaia di specie di uccelli grazie alla presenza di specchi d’acqua come il lago Khuvsgul, il più grande della Mongolia. Chiamato dai mongoli mare, questo lago alpino circondato da montagne è un vero gioielllo mongolo. Sulle sue sponde vivono i Darkhad e qui si svolge d’inverno il festival del ghiaccio, manifestazione che attrae ogni anno i viaggiatori più temerari.
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Non proprio nel nord, ma lungo la strada per arrivarci c’è anche lo splendido parco nazionale di Khorgo Terkhiin Tsagaan dove troverai un increbile ambiente montano in cui immergerti. Il parco ospita dieci vulcani, tra cui svetta la cima del Khorgo con i suoi oltre duemila metri. A completare il panorama le foreste di larici che ricoprono le pendici de vulcano ed il lago Terhkiin Tsagaan, formatosi quando la lava bloccò le acque del fiume Terkh. In questo parco, famoso per la sua fauna selvatica, potrai fare trekking e fermarti a dormire presso alcuni campi gher a conduzione famliare.
Le tracce del passato
In questo paradiso naturale che ruolo ha l’essere umano? È la domanda che potresti porti raggiungendo Tsagaannuur, uno dei centri abitati più isolati della Mongolia situato nei pressi dell’omonimo lago. Un luogo interessante per ritrovare tracce umane nel nord della Mongolia è il monastero di Amarbayasgalant, tra i tre più importanti del paese. Oppure i megaliti di Uushgiin Uvu, risalenti all’età del bronzo. Dette anche “pietre cervo” sono sculture rivolte verso il cielo che raffigurano animali, molto probabilmente connesse ad un antico culto legato allo sciamanesimo.
Anche il nord della Mongolia, è una tappa da non perdere nel tuo viaggio in questo incredibile paese.
Fonte immagine: Flickr

