Il sud della Thailandia tra attentati e speranze di pace
Sole, mare, spiagge, templi ed oltre 7mila morti dal 2004. Quello del conflitto armato tuttora in corso nel sud del paese, è un lato della Thailandia a cui non si pensa. Nonostante per lo più la Thailandia sia vista come una meta turistica in cui concedersi un meritato relax, anche questo splendido paese ha dei lati oscuri. Il sudest asiatico è un paradiso complesso, come spesso detto su questo blog. Tornando alle province meridionali della Thailandia andiamo a vedere meglio di cosa si tratta, le sue origini e se ci sono speranze perché questo angolo di Thailandia trovi finalmente pace.
Il conflitto
Siamo nelle tre province più meridionali della Thailandia, dove la maggioranza della popolazione è di etnia malese e di religione musulmana. A fronteggiarsi l’esercito thailandese ed una nebulosa di gruppi armati di cui non si conosce nemmeno bene il numero. Non è nemmeno chiaro quali siano rivendicazioni degli insorti, tanto da essere in conflitto sulle rivendicazioni da porre a Bangkok. Quello che è chiaro è che le province di Pattani, Yala e Narathiwat vedono Bangkok come il centro di un potere coloniale, un potere da combattere in nome dell’autonomia o dell’indipendenza.
Gli insorgenti del sud thailandese non sono supportati dalla vicina Malaysia, che non ha interesse a rovinare i rapporti con la Thailandia, non hanno contatti con il terrorismo islamico internazionale e sono privi di una chiara agenda di rivendicazioni. Le autorità di Bangkok, per contro, stanno solo lentamente accettando di intavolare trattative, sinora bloccate da non voler dare legittimità ai movimenti separatisti armati. Un conflitto riesploso nel 2004, dopo l’uccisione di oltre trenta sospetti da parte dell’esercito, ma che dura ormai da molto tempo, con fasi di lotta più o meno acute.
Le origini
In principio era il sultanato di Pattani, la cui epoca d’oro risale al XIV e XV sec. Un sultanato musulmano e malese che pagava però tributi al regno del Siam. Nel 1786, nel tentativo di rinforzare i propri confini meridionali nel corso di una guerra con la Birmania, il Siam annette il sultanato di Pattani insieme ad un territorio oggi corrispondente al nord della Malaysia. Nello stesso periodo gli inglesi si impossessano di Penang, facendone una base navale. Per i siamesi un vicino decisamente scomodo e infatti iniziarono le trattative per stabilire le relative sfere d’influenza.
Il destino delle province oggi insorgenti si decide nel 1909 quando un accordo anglo-siamese che attribuisce la sovranità birtannica ai sultanati di Kedah, Kelantan, Perlis e Terengganu ma non quello di Pattani. Il sud della Thailandia diventa quindi il punto d’incontro tra un sudest asiatico buddhista ed uno musulmano per lo più insulare, nonostante l’importante eccezione dei cham di Cambogia. Per le province che furono parte del sultanato di Pattani, la situazione divenne insostenibile dagli anni venti del xx secolo, quando Bangkok iniziò un processo di assimilazione.
La situazione attuale
Vicini buddhisti contro vicini musulmani, monaci questuanti scortati dalla polizia, bombe nascoste nelle biciclette e mercati come obiettivi. Questa la realtà del sud della Thailandia, un paese che per molti turisti si ferma a Krabi. Eppure il sud thailandese ha molto da offrire, a partire da Songkhla, bella cittadina costiera capoluogo di una provincia lambita dagli attentati. I tentativi di dialogo continuano, anche se recentemente anche solo l’accenno di un referendum nel sud ha rischiato di farli naufragare. Ma questa è una complessità che sfugge dai radar del turismo in Thailandia.
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