Il vento della seta: esplorando senza fretta
Ormai il tempo è tutto, anzi è niente. Basta un istante ed un concetto è già invecchiato. Spesso le recensioni vengono scritte ancora prima che il libro esca, quando esce, sugli scaffali delle librerie; la tirannia delle copie omaggio. In questo caso non è così, primo perché la copia omaggio di questo libro non ce l’ho, secondo perché è un’opera pubblicata quasi un anno esatto fa. Il vento della seta non ha bisogno di campagne promozionali, è un libro che va meditato, un libro senza tempo che parla di storie che vanno al di là del presente: parla dell’essere umani.
Viaggiare con lentezza
Antropologo, videomaker, portatore sano di idealismo, Daniele viene da Napoli e dopo una laurea in antropologia, nata camminando, decide di volere viaggiare. A piedi. Il vento della seta è infatti un progetto che vede Daniele Ventola, napoletano doc, partire lungo la Via della seta. Scopo del viaggio quello di trovare, come dice l’autore stesso, il minimo comune denominatore umano. Quindi zaino in spalla, scarpe comode e Daniele si incammina in direzione di Pechino, riscoprendo il viaggio lento, quando la meta è solo il punto di arrivo di un percorso.
Partendo dall’Italia l’autore ci porta in con lui attraverso Italia, Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azeirbaijan, paesi molto diversi tra loro dove Daniele scava nel quotidiano per trovare la sua pietra filosofale. Dopo due anni e 12000km l’avventura dell’antropologo appassionato di miti deve però fermarsi, la pandemia l’ha raggiunto. In realtà più che la pandemia l’hanno raggiunto le ferree regole sugli spostamenti e Daniele deve fermarsi in Kirghizistan, dicendo addio almeno per il momento al suo sogno di raggiungere la Cina a piedi.
Il viaggio diventa mito
Sul mito Daniele ha scritto la sua tesi di laurea, il mito serve ad interpretare la realtà trasfigurandola in qualcosa che va al di là del contingente. Come il viaggio raccontato nel libro, un viaggio nato per mettere in contatto persone che deve arrestarsi proprio per evitare che quel contatto avvenga. Nelle vicende de Il vento della seta c’è un che di leopardiano, un dialogo della natura e di un islandese ma con accento campano ed un sorriso sempre pronto. Perché in fondo Daniele è semplicemente una splendida persona che sa sorridere e che ogni tanto dice wajooo. Sì, lo conosco e ne sono felice.
Avventure, sconfitte, successi ed una grande capacità di leggere il reale. Tutto questo e molto di più è quello che troverai in Vento della seta. Un libro assolutamente da leggere tutto d’un fiato, vivendo lentamente. Sono pochi i libri sulla Via della seta che non diventano banali diari di viaggio, più o meno illuminanti, questo ne è un chiaro esempio. Non fosse che per Daniele lo stupore è il punto di partenza per conoscere il mondo, non la conferma dell’essere in un contesto totalmente diverso. Insomma, uno che parte a piedi non è propriamente nella zona comfort di un viaggio organizzato.
Conclusione
Mi rendo conto di avere detto tutto e niente, come se l’oggetto di questa recensione fosse sfuggente e velato dal passare del tempo come le carovane lungo la Via della seta. Leggendo questo libro sarai anche tu portato in una dimensione più astratta della banale routine, anche se non va dimenticato che un viaggio di 12000km è una questione assolutamente pratica. Il nostro autore questo lo sa bene, guardandoci sornione mentre ci illudiamo di avere a che fare con l’ennesimo travel blogger. Niente di più sbagliato, qui il discorso è molto più profondo!
Fonte immagine: Daniele Ventola
