Ashgabat - Turkmenistan

Ashgabat, la città bianca capitale del Turkmenistan

Quando si parla di viaggi in Asia Centrale, prima o poi si finisce per parlare del Turkmenistan e della sua capitale Ashgabat. I motivi sono molti, dal mistero che la circonda in quanto principale città di uno stato che gareggia con la Corea del nord in quanto a impermeabilità, fino alla sua bizzarria, potremmo anche definirla follia, architettonica che la porta anche nel guinness dei primati per vari edifici da record. Tra questi anche la densità per chilometro quadrato di edifici in marmo al mondo, da cui un aspetto assolutamente inconfondibile. Visitare Ashgabat è davvero fare un’esperienza, ma potrebbe non essere così semplice.

L’origine di Ashgabat

La capitale turkmena ha una posizione strategica, situata tra Iran e Uzbekistan, tanto da essere un vero grattacapo per chiunque voglia fare questa in auto o moto questa rotta abbastanza popolare. Ashgabat venne fondata sulle rovine del villaggio di Konjikala, centro vinicolo lungo la Via della seta raso al suolo da un terremoto nel I secolo a.c., ricostruito e definitivamente distrutto poi dalle orde mongole. La lotta contro le forze della natura e contro nemici invasori sarà una costante della storia della capitale del Turkmenistan, il cui nome in persiano significherebbe tuttavia città dell’amore, oppure della devozione.

La storia moderna

Ufficialmente la moderna Ashgabat nacque nel 1881, quando i russi sconfissero l’esercito della tribù teke, ancora oggi il clan più importante ed influente del Turkmenistan. Fino a quel momento sotto il dominio persiano, ma di fatto autonomi sotto la guida del proprio turcomanno, i teke avevano opposto una strenua resistenza ai russi, terminata soltanto con la sconfitta di Geok Tepe, fortezza ancora oggi molto importante nella cultura turkmena. L’opposizione dei popoli centroasiatici al dominio russo sarà una costante anche successivamente, ad esempio nella grande rivolta del 1916 o la più tarda resistenza alla collettivizzazione.

Ashgabat distrutta

Uno degli episodi più tragici della storia recente di Ashgabat, è sicuramente il terremoto del 6 ottobre 1948 che distrutte due terzi della città causando un numero di vittime stimato attorno a 150mila. In realtà dati certi non ce ne sono, dato che il terremoto di Ashgabat divenne presto un segreto di stato nella Russia sovietica, così che la sua gravità divenne pubblicamente nota solo dopo molto tempo. Tra le conseguenze del sisma lo sviluppo di un piano di ricostruzione in stile post staliniano e l’aver reso orfano il futuro presidente Saparmyrat Niyazov . Con l’indipendenza il legame tra architettura e politica sarà profondo.

Visitare Ashgabat

Il primo passo per visitare Ashgabat è raggiungere Ashgabat, il che non è così ovvio. I turisti non possono entrare liberamente ma solo con viaggi organizzati, mentre per quanto riguarda il visto di transito si hanno punte di rifiuto del 70% perlopiù senza che vengano fornite motivazioni. Una volta arrivati ci si troverà di fronte ad una capitale dagli edifici monumentali e apparentemente vuota. I turkmeni vivono infatti nei sobborghi della capitale, mentre i turisti sono perlopiù confinati nel centro amministrativo, senza contare che il clima caldo non favorisce gli spostamenti a piedi. In realtà Ashgabat ha circa un milione di abitanti.

Tra i più importanti monumenti della città possiamo trovare:

  • Monumento dell’indipendenza: situato nell’omonimo parco che ospita 27 statue di eroi turkmeni, si tratta di una gigantesca statua dorata del “padre d tutti i turkmeni” Niyazov posta di fronte ad una cupola da cui emerge una sorta di minareto anch’esso dorato. Il suo significato non è del tutto chiaro;
  • Arco della neutralità: altra statua dell’ex-presidente, questa volta posta sopra di una sorta di torre dalla forma che ricorda un missile. Il successore di Niyazov, Gurbanguly Berdymukhamedov, nel 2010 l’ha fatto smontare e ricostruire fuori dal centro della città;
  • Ruhnama gigante: stranezza tipicamente turkmena, si tratta del monumento dedicato al libro scritto dall’ex-presidente ed il cui studio è obbligatorio in tutte le scuole, in tutti i concorsi ed anche per ottenere la patente di guida. Se una compagnia straniera vuole stringere accordi commerciali con il Turkmenistan, deve far tradurre e stampare il Ruhnama;
  • Moschea di Ertugrul Gazi: Inaugurata nel 1998 e dedicata al padre di Osman I, primo califfo dell’impero ottomano. Gli interni della moschea sono finemente decorati in stile bizantino.

Abbiamo poi:

  • Museo del tappeto: si tratta di un museo dedicato ad uno dei prodotti tipici del Turkmenistan, di cui parla anche Marco Polo. ossia il tappeto. Qui il visitatore potrà imparare la storia della tessitura dei tappeti nel paese e come decifrarne le decorazioni, spesso con significati che rimandano alle varie etnie turkmene;
  • Tolkuchka: questo il nome locale con cui è conosciuto il mercato Altyn Asyr , nella zona di Choganly.  Aperto nel 2011, si tratta del quinto bazaar più grande dell’Asia Centrale dove si può trovare praticamente di tutto;
  • Moschea Turkmenbashi Ruhy: Situata 11km fuori Ashgabat, quella che una volta era nota come moschea di Gypjak è oggi chiamata col soprannome avuto da Saparmyrat Niyazov che proprio a Gypjak nacque. La sua cupola è tra le più grandi del mondo ed i suoi quattro minareti sono alti 91 metri, per ricordare il 1991 anno dell’indipendenza. Da notare che non è tuttavia molto frequentata dai fedeli in quanto sulle sue pareti sono state riportare come decorazioni frasi tratte dal Ruhnama, cosa ritenuta blasfema dall’Islam.

Questi sono solo alcuni dei monumenti e dei luoghi che si possono trovare ad Ashgabat, ma non sono gli unici monumenti degni di nota. Senza contare le attrazioni che si possono contare nel resto del paese.

Stretto tra il deserto del Karakum e la catena montuosa del Kopet Dag, il Turkmenistan è un paese estremamente chiuso, tanto da non comunicare alcun caso di Covid nonostante gli ospedali sembrino essere sotto pressione. Da tempo il Turkmenistan, la cui politica internazionale è da sempre rigidamente isolazionista, sembra vivere un periodo di forti tensioni sociali delle quali trapela molto poco Ashgabat è la capitale di un paese complesso, dove le facciate di marmo che ne fanno appunto una città bianca nascondono realtà difficili, a partire da un’indipendenza non voluta ed un’identità nazionale da costruire.

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Fonte immagine: oilgas.gov.tm

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7 Commenti

  1. Davvero i turkmeni non volevano l’indipendenza nel 1991? Sono un po sorpreso, sarebbe l’unico caso dell’ex URSS

    1. In realtà a quanto so io dalle letture fatte in questi anni, i cinque -stan sono stati sorpresi dal crollo dell’URSS e non lo volevano sia perché Mosca pompava soldi sia perché le loro economie, a causa dell’organizzazione che fu di Stalin, non erano autosufficienti.

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